Pretty Psycho Things

BlogPrima Pagina

Gender free significa libertà

“Gender free”, significa letteralmente “libero dal genere”. Nel termine stesso è insita l’essenza di ciò che non può essere definito come semplice tendenza ma che si configura più come filosofia, di vita e di stile: la libertà.

genderless
Credits: Garage

LA POCHETTE DEL CORAGGIO

Tempo fa su Instagram avevo postato un box con la domanda “qual è il capo/accessorio che non hai mai avuto il coraggio di indossare?” e un ragazzo ha risposto “pochette (in pelle marrone) da uomo, mi piace da morire ma mi manca il coraggio”. La domanda faceva riflettere, ma la risposta ancor di più. 

È fatto incontestabile che nella nostra vita siamo influenzati dalla società, dalla cultura, dal posto in cui viviamo e dagli amici che frequentiamo. 

È però avvilente rendersi conto che il giudizio (spesso limitato) degli altri, anzi il pregiudizio, possa influire talmente tanto da bloccarci, limitarci ed impedirci di esprimere chi siamo. 

A questo dovrebbe servire la moda e gli strumenti che essa ci mette a disposizione: ad essere liberi di dar voce a tutte le nostre particolarità, ai nostri differenti Io, senza aver paura per questo di essere attaccati o giudicati.

LA MODA DOVREBBE ESSERE

Alessandro Michele ha affermato

«La moda dovrebbe essere senza genere. Il modo in cui ti vesti è il modo in cui ti senti, il modo in cui vivi, ciò che leggi, le tue scelte».

Limitare e giudicare le scelte stilistiche equivale a limitare e giudicare il modo in cui una persona si sente, il suo modo di vivere e di pensare. 

Difatti diventa una limitazione della libertà personale di espressione.

moda genderless
Credits: The blogazine

Siamo nati liberi e siamo finiti prigionieri di un sistema di definizioni, categorizzazioni, identificazioni, assegnazioni, di “non si può”, e “per lui vs per lei”, di limiti, giudizi e pregiudizi. Sistema questo che reprime ed omologa.

Pensare che ancora oggi un uomo, in qualsiasi parte del mondo si trovi, si senta giudicato e abbia il timore di usare una borsa o una gonna, o che una donna possa essere attaccata perché non aderisce a standard stilistici  femminili comunemente accettati, rende l’idea di quanto siano ancora radicati i pregiudizi e di come, ahimè, siamo più inclini alla repressione delle singolarità e al rifiuto della diversità piuttosto che all’accettazione e alla libertà di espressione delle individualità. 

La moda si è mossa da anni, liberando uomini e donne in passerella. Il problema è che poi nella vita reale le catene vengono strette più forti di prima, coadiuvate dai social e altri canali di comunicazione.

MODA GENDER FLUID

Il gender free, o genderless o agender, non è una novità né siamo i primi a sentirne l’esigenza. 

Così come non è una novità che da secoli le persone cerchino di abbattere limiti, di far prevalere la propria libertà e il diritto ad essere se stesse a partire proprio dalla moda.

Ciò che è più forte oggi è il rifiuto di categorizzazioni pre assegnate, di diktat che prescindono dalle persone e dalle loro personali percezioni: il cambiamento della moda oggi va di pari passo con lo stabilirsi del gender fluid, con il rifiuto di definire in modo impersonale genere, stili di vita e di essere. 

E forse è questo l’ingrediente che mancava?

DONNA IN SMOKING, UOMO IN MINIGONNA

Fino agli anni ‘60 alle donne che indossavano pantaloni non era consentito l’accesso in bar e ristoranti; in generale, una donna con “abiti da uomo” non veniva vista di buon occhio. 

Quando nel 1966 Yves Saint Laurent introdusse nel guardaroba femminile “le Smoking”, un abito da sempre considerato come prerogativa degli uomini, suscitò scandalo e attirò ogni genere di critiche.

le smoking yves saint laurent
Credits: TheDucker

Fu il suo modo raffinato di ribellarsi alle categorizzazioni, ai cliché, superando i confini tra i sessi, donando alla donna qualità che fino ad allora, figurativamente e non parlando, erano attribuite solo agli uomini: potere e autorità.

Mentre Saint Laurent regalava alla donna forza androgina, nel 1967 lo stilista Jacques Esterel tentò di restituire all’uomo un pò di leggerezza e di delicatezza femminile, mandandolo in passerella in minigonna.

man in skirt jacques esterel
Credits: Pinterest

E no, Alessandro Michele, Stella McCartney, Harry Styles non hanno infranto alcuna regola; semplicemente hanno riaperto quello spiraglio già creato in passato e che era stato prepotentemente richiuso.

Volendo andare ancora più indietro nel tempo, la gonna era un capo da uomo già per gli Egiziani, e poi per i Romani. Era usata nel Medioevo e nel ‘400-‘500.

Stesso dicasi per il trucco: gli antichi egizi truccavano gli occhi, gli uomini del ‘700 amavano incipriarsi il viso e darsi colore con il blush, usavano tacchi e parrucche.

enrico VIII
Credits: Wikipedia

QUANDO L’UOMO ERA LIBERO

L’impressione è che l’uomo fosse più libero in passato che oggi, dove, in nome di virilità e mascolinità, è stato costretto a reprimersi, a rinunciare a parti importanti di sé.

Mentre le donne si sono appropriate di forme, colori e qualità, hanno scelto di dare espressione con forza alla loro componente androgina, gli uomini nel tempo hanno represso emozioni importanti e rinunciato al loro lato genuinamente femminile, come se fosse un motivo di vergogna e un qualcosa da nascondere.

Cosa sempre più limitante e sempre più sofferta da parte di tanti che attraverso l’abbigliamento vogliono esprimersi e crearsi.

harry styles agender
Credits: Dazed

All’attivista americana che ha detto, in riferimento al servizio su Vogue di Harry Styles in bellissimi abiti Gucci, che “nessuna società può sopravvivere senza un uomo forte”, vorrei dire che, ad onor del vero, nessuna società può sopravvivere senza donne e uomini talmente forti e sicuri di sé da sovvertire le convenzioni sociali pur di rivendicare il loro diritto di essere liberamente e genuinamente se stessi…

Cosa ne pensi della direzione genderless della moda?

Se ancora non lo hai fatto, leggi l’ultimo articolo sulla psicologia del colore NERO ☺️?

Articoli correlati
Psyclothing

Fast fashion-fast identity. La velocità che brucia l’identità

Psyclothing

Perché compriamo quello che ci dicono gli influencers?

Psyclothing

Il malessere nella Moda

Editoriali

Social fashion life: I tempi che non corrono

    Iscriviti alla newsletter!
    Non ti preoccupare, neanche a noi piace lo spam!

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *