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Social fashion life: I tempi che non corrono

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“La nostra attività non deve crescere enormemente ogni anno come quando si fa parte di un grande gruppo. Non ho bisogno di avere un negozio in ogni città. È un lusso poter dire: voglio semplicemente continuare nel modo in cui lo stiamo facendo…essere creativo impegnandomi nelle cose che amo davvero e non essere costretto a fare borse, scarpe, occhiali da sole e cose del genere”.

Questo lo ha detto Dries Van Noten, in una intervista rilasciata per il quotidiano WWD nel 2013. Lo stesso Dries che lo scorso 19 marzo 2024 ha ufficialmente dato le dimissioni da direttore creativo della sua linea. Visti i tempi, che evidentemente non permettono di essere se stessi, di fare con amore il proprio lavoro, di rispettare la creatività, semplicemente, ha mandato tutto al diavolo.

Non si può costringere una persona a correre, quando vuole godersi in tranquillità il panorama, non la si può costringere a produrre cose solo per accontentare le richieste pressanti dell’esterno, depauperando estro e tempo alla pura ispirazione. Così se il mondo non cambia, ciò che resta da fare è sganciarsi da esso.

Dopo neanche 5 giorni dall’addio di Dries, Pierpaolo Piccioli ha lasciato Valentino.

In tutta onestà, non mi sono sorpresa, tant’è che lo avevo già supposto il 7 marzo. Era chiaro che stava per succedere. Non ho chissà quali doti da veggente né mastico la moda talmente bene da prevederne le e/involuzioni. La moda è fatta da persone, basta guardare e ascoltare loro per capire quale direzione stia prendendo.

Il 28 marzo, dopo sei giorni dall’avvenuta separazione, tutti i media danno l’annuncio dell’acquisizione di Alessandro Michele da parte di Valentino. Non hanno fatto in tempo a riprendersi dal lutto che lo hanno sostituito repentinamente con gloriosi festeggiamenti. Inutile dire che è l’unica notizia veicolata da qualsiasi account su qualsiasi social. E le/i creators impazziscono: cibo a volontà per i loro contenuti. Impazziscono nel cercare informazioni succulente da aggiungere ai loro reels e tiktok. Saturando il nuovo nel più breve tempo possibile. Mi verrebbe già da scommettere sulla durata di Michele da Valentino, ma non vorrei rischiare di essere troppo cinica e realista.

Nel frattempo gli/le influencers hanno stancato; le persone si sono accorte di essere continuamente manipolate in vista di un qualche acquisto, hanno notato di aver perso la loro identità stilistica in nome di una omologazione diffusa da social e fast fashion; in America cominciano a lasciare i social tradizionali e si riversano su nuove piattaforme in cui dare e trovare recensioni oneste sui prodotti, non deformate dal filtro “marchetta”.

Gli utenti percepiscono l’ansia e la fomo indotta dai social, su TikTok non ci sono più balletti ma le persone parlano, tanto. Al punto che c’è bisogno degli “accorciatori” per contenerle. E condividono quello che sanno, che hanno studiato. La gente è più interessata a questo che non a conoscere il numero dell’ultimo rossetto di un qualsiasi brand di cosmetica. La skincare non è più vissuta come un doverismo quasi da esercito, e i fast fashion cominciano ad esser visti finalmente per quello che sono: immondizia, fisica e mentale.

Insomma, ci troviamo nel bel mezzo di un periodo di stanchezza e trasformazione, in cui ci trasciniamo verso un qualcosa di indefinito; in apparenza con gran velocità, in realtà lentamente, ma ci muoviamo. Qualcosa sta succedendo; come ogni cambiamento forse abbiamo paura di sapere cosa stia succedendo, di lasciare la vecchia e conosciuta comfort zone tradizionale in vista di chissà quali scossoni. Il processo però è già avviato.

Io una idea me la sono fatta, e comprende anche un antico dispositivo in voga negli anni 2003-2010 che permetteva di connettersi con chi si voleva solo nel momento in cui se ne sentiva reale necessità.

Date queste premesse però, lascio a voi le riflessioni, che spero condividiate con me nella sezione commenti o direttamente su Instagram

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