Pretty Psycho Things

Blog

Perché piangere e da cosa dipende.

Gli studi riguardanti il pianto e l’atto di piangere e il suo significato sono iniziati in tempi abbastanza recenti.  

Lo sai che piangere fa bene?

I ricercatori sono concordi nel catalogare tre tipi di lacrime, distinte per funzione e per composizione, tanto da essere distinguibili anche al microscopio:

-le lacrime BASALI

-le lacrime DI RIFLESSO o FISIOLOGICHE

-le lacrime PSICOLOGICHE o PSICHICHE

QUALI SONO LE DIFFERENZE TRA QUESTI TIPI DI LACRIME?

Le lacrime basali vengono prodotte di continuo; hanno la funzione di mantenere l’occhio idratato ed umido, di pulirlo e di eliminare batteri, eventuali pulviscoli o impurità. Sono essenziali per mantenere la vista in perfette condizioni.

Le lacrime di riflesso o fisiologiche sono prodotte in risposta ad uno stimolo irritante, come ad esempio l’ingresso nell’occhio di un corpo estraneo (una ciglia) o quando l’occhio viene a contatto con sostanze irritanti, ad esempio i gas rilasciati dalla cipolla, composti chimici. Questo tipo di lacrime è rilasciato anche quando tossiamo e quando mangiamo qualcosa di irritante e molto forte (il wasabi, il succo di limone), o molto piccante (mai assaggiato l’Habanero?). 

In queste occasioni, il nervo oftalmico viene stimolato e prepara la reazione difensiva.

Le lacrime psicologiche o psichiche sono quelle che produciamo in seguito ad una forte emozione, bella o brutta che sia. 

Sono provocate da svariate emozioni e sentimenti come allegria, felicità, tristezza, rabbia; spesso vengono anche chiamate “lacrime liberatorie” poiché sono prodotte quando le tensioni accumulate si dissolvono e i nervi si rilassano, per cui si ha un vero e proprio senso di liberazione.

Il Dr. Rottenberg, professore di Psicologia presso la University of South Florida, descrive il piangere come una sorta di workout. Pianto e allenamento hanno in comune alcune sensazioni che viviamo a livello fisico: mal di testa, tremore, naso che cola, aumento dei battiti cardiaci e della sudorazione. 

Il piangere è una sorta di workout. Pianto e allenamento hanno in comune alcune sensazioni che viviamo a livello fisico: mal di testa, tremore, naso che cola, aumento dei battiti cardiaci e della sudorazione. 

Dr. Rottenberg, professore di Psicologia presso la University of South Florida,

Secondo la Dottoressa psichiatra Orloff le lacrime hanno anche un potere curativo in quanto sembra riducano gli ormoni dello stress tra i quali il cortisone.

Il pianto risulta essere un anestetico naturale: riduce angoscia, tensione, rabbia, ansia. 

Quando piangi vengono rilasciati ossitocina ed endorfine, che hanno un potere calmante e rilassante. Lo stress diminuisce, percepisci una sensazione di liberazione, di leggerezza ed anche la qualità del sonno ne beneficia.

Diversi studi scientifici hanno dimostrato che il pianto fa effettivamente bene alla salute; aiuta a portar fuori il dolore, la sofferenza che si ha dentro, ha un potere catartico. Non a caso si parla spesso di pianto liberatorio.

Tuttavia gli effetti che il pianto ha su di noi dipende anche dai significati che vengono attribuiti all’atto del piangere, dai vissuti personali che ognuno ricollega ad esso.

Di frequente il piangere viene associato a debolezza, fragilità, assume una valenza negativa. 

Molti di noi tendono a reprimere il pianto perché prevale il desiderio di non mostrare agli altri la propria sensibilità, le proprie emozioni. Può succedere di trattenersi talmente tanto e per talmente tante volte, da non essere più in grado di lasciarsi andare.

È innegabile però il fatto che a volte ci sia una vera e propria necessità di piangere, il che ci fa capire quanto sia importante a livello psicologico nonché fisico.

Di base, comunque, ognuno di noi è fatto in modo diverso: c’è chi non esperisce alcun effetto benefico dopo il pianto, chi al contrario raggiunge una sorta di catarsi.

Le vostre domande

“Perché mi sento peggio dopo aver pianto?”

Non siamo fatti tutti allo stesso modo, e questa è la meraviglia dell’essere umano

Ciascuno elabora le emozioni e le sensazioni a suo modo, e reagisce ad esse in maniera differente; ciò che è vero per una persona può non esserlo per un’altra. 

A livello fisico le lacrime possono avere un enorme potere curativo in quanto aiutano a portare fuori ciò che abbiamo dentro, permettono di liberarci dalla pesantezza che dolore e sofferenza ci causano. Ovviamente però non bastano ad eliminare un problema

Così come andare in palestra, il pianto può rappresentare una valvola di sfogo; consente di canalizzare la rabbia che proviamo, di espellere il peso che ci logora all’interno. Non risolve il problema ma è una reazione alternativa ad esso. 

In questi casi sarebbe ottimale, alla fine di un lungo pianto, concentrarsi non su ciò che ancora si sente a livello emotivo, ma su come ci si sente a livello fisico

Mal di testa, tremori, battiti accelerati, il corpo scosso presto lasciano a un corpo inerme, svuotato, scarico, proprio come se avessimo fatto sport. 

Ci sentiamo stanchi, spossati…il sonno dopo sarà più profondo e ristoratore. 

Ricorda che durante il sonno il cervello elabora le informazioni in maniera più veloce ed efficace, il che potrebbe condurti a trovare davvero una soluzione rapida al tuo problema. Per cui non sottovalutare questo aspetto.

“Vorrei piangere ma non riesco…”

Sono state elaborate varie e differenti teorie per spiegare il perché piangiamo, poche sono invece quelle riguardanti il fatto che alcune persone non siano capaci di piangere. 

Le ricerche in questo senso hanno preso il via durante un’intervista al Professor Trimble, neurologo comportamentale nonché uno dei massimi esperti della psicologia del pianto presso la University College of London; molte persone si rivolsero a lui chiedendo il motivo per il quale non riuscissero a piangere. 

Nonostante le varie indagini, non è stato ancora raggiunto un accordo unanime al riguardo.

Però piangere…

Come ho scritto precedentemente, il significato attribuito al pianto varia da persona a persona: per alcuni l’atto del piangere ha una valenza positiva, altri invece lo associano a caratteristiche o esperienze negative. 

In quest’ultimo caso è molto probabile che si svilupperà la tendenza a reprimere il pianto, in maniera conscia o inconscia.

Qui entrano in gioco anche i meccanismi di difesa

Facciamo un esempio. 

Una persona può essere stata presa in giro in passato per il modo in cui piangeva o è stata criticata per le sue reazioni emotive. Può anche essere successo che il suo pianto abbia avuto conseguenze negative. 

Questi episodi possono averla ferita, anche se il dolore è rimasto a livello inconscio; in seguito ad essi però può aver associato l’atto del piangere a qualcosa di estremamente negativo, quindi da evitare.

Da tali vissuti possono derivare dei meccanismi di difesa, dei muri che proteggono quella persona da eventuali situazioni simili future, impedendole così di soffrire e di essere ferita di nuovo. Il che si può tradurre in una continua repressione del pianto.

I meccanismi di difesa entrano in azione in modo automatico, involontario, per cui è normale che anche se quella persona in futuro sentirà il bisogno di piangere essi si attiveranno e andranno a bloccare le lacrime.

Le TUE difese non discernono quando tu desideri che si attivino e quando no. 

La loro funzione è di proteggerti dal dolore, ed operano non appena percepiscono il primo indizio di malessere.

Sospetti che questo possa essere uno dei motivi per cui non riesci a piangere ma continui a sentirne la necessità?
Ecco qualcosa che potresti fare. 

Innanzitutto parla a te stesso: non c’è motivo di vergognarsi di ciò che provi, di essere sensibile ed emotivo. 

Tu non sei gli altri: se qualcun altro in passato ha deriso la tua emotività e il tuo modo di essere, non significa che debba farlo anche tu e, soprattutto, non significa che tu debba modificare il tuo modo di essere per piacere agli altri. 

Devi poterti fidare di te stesso: non giudicare le tue lacrime, le tue fragilità, il tuo modo di piangere. Sei stupendo per come sei. Devi sentire di poterti lasciare andare, almeno quando sei da solo.

Trova un luogo, un momento in cui sai che non potrai essere visto né sentito da nessuno (se questo ti causa disagio). 

Ascolta quella canzone che ti provoca sempre il groppo in gola, leggi la pagina del libro che ti fa venire i brividi, guarda il film che ti fa commuovere e, semplicemente, lasciati travolgere dalle tue emozioni. 

Ascolta il tuo corpo, abbandona le rigidità, le regole, i limiti che ti imponi continuamente. 

Vivi le sensazioni che percepisci e singhiozza, urla, fai sgorgare le lacrime. 

Accetta il tremore, il naso che si gonfia e cola, il sentirti inerme e fragile per una manciata di minuti, non aver paura del modo in cui sei fatto. Sii solo te stesso. Lasciati andare.

Ancora non ce la fai…

Ti sei represso talmente tanto e talmente tante volte che è come se ti sentissi vuoto, senza emozioni, senza più la capacità di provare qualcosa di così forte da indurti a piangere?

Se hai letto fin qui e se continui a sentire la necessità di abbandonarti ad un pianto liberatorio, significa che qualcosa in fondo ancora lo provi.

Il Dottor Jordan Gaines Lewis ha spiegato quello che succede a livello cerebrale quando piangiamo: le emozioni vengono processate dall’amigdala; l’amigdala invia i segnali al sistema nervoso raggiungendo l’ipotalamo, responsabile delle reazioni di tristezza, stress, felicità, ansia. L’ipotalamo però non riesce a distinguere l’emozione che ha scatenato la reazione. 

Il che vuol dire che puoi ingannare il tuo cervello!

I tuoi meccanismi di difesa ti impediscono che qualcosa ti provochi dolore/sofferenza e bloccano la tua reazione emotiva? Allora stimola le lacrime con un elemento che le tue difese non considerano offensivo, e poi introduci l’oggetto che vuoi elaborare.

Guarda vecchie fotografie che ti ricordano momenti felici e ti commuovono, un cartone animato (io piango sempre con Red e Toby-Nemiciamici)…

L’importante è riuscire ad aprire un piccolo spiraglio, poi puoi passare al motivo per cui in principio avresti voluto piangere. 

Ormai le lacrime ci sono, hai iniziato. SFOGATI! E piangi in libertà!

Infine, a mali estremi.

Prova a stimolare i dotti lacrimali in maniera meccanica, con sostanze come il limone o il peperoncino. 

Sono lacrime diverse, non sono psicologiche ma dalla reazione fisiologica puoi successivamente pensare al motivo per cui avresti voluto piangere. 

Funziona? Il pianto aumenta? Riesci a metterti in ascolto con quello che senti? 

Approfittane e butta tutto fuori ora che ce l’hai fatta!

Le lacrime non finiscono, non sei arido, non puoi non sentire più niente. 

Semplicemente, ti vuoi talmente bene, hai sofferto talmente tanto prima che, anche se inconsapevolmente, hai costruito delle mura difensive così rigide e forti da non permettere a niente e a nessuno di poterle valicare. 

Scopri come aggirarle e liberati!

Fammi sapere se ha funzionato e come ti senti adesso! 

Puoi scrivermi attraverso la sezione Contact Me che trovi in alto a destra??


?

Articoli correlati
Sociology

Ma quand’è che le tendenze passano di moda?

Sexpills

Il tempo soggettivo dell’eiaculazione precoce

Teenbuilding

Specchi distorti: l'insoddisfazione corporea in adolescenza

Feedyness

Nuovo anno e nuovi propositi

    Iscriviti alla newsletter!
    Non ti preoccupare, neanche a noi piace lo spam!

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *