Pretty Psycho Things

Blog

Che cosa è vintage?

Partiamo con due informazioni di base

Il termine inglese vintage deriva dal francese antico vendenge  (latino vindēmia) ovvero vendemmia, e in origine era usato per indicare genericamente i vini d’annata di pregio. 

Su questo sito ho finalmente scoperto il modo corretto di pronunciare la parola: V’nteg. Ascoltare per credere.

Cosa è definibile come vintage? 

Un oggetto (nuovo o second hand) originale, che ha almeno 20 anni. Vintage possono essere capi d’abbigliamento come altri tipi di oggetti (macchine, utensìli, manufatti). Quelli vintage sono, in particolare, pezzi unici, preziosi, di straordinaria fattura e di tagli pregiati, che si mantengono nel tempo e si ripresentano opportunamente durante un certo ciclo di moda. Sono considerati tesori rari per varie ragioni, come la qualità superiore dei materiali con cui sono stati prodotti o perché legati ad un periodo storico particolarmente fervido da un punto di vista culturale e del costume. 

Lo stile vintage è nato in America nel secondo dopo guerra, quando le persone meno abbienti ricorrevano al mercato dell’usato pur di non rinunciare alla buona qualità e all’artigianalità dei prodotti. 

Il vero e proprio boom si ebbe però negli anni ’60-’70 con il movimento hippie! 

Fonte: Google

Il significato psicologico del vintage

La prof.ssa Paola Pizza indica l’insofferenza verso l’omologazione e il desiderio di unicità e particolarità come i motivi alla base della scelta di acquisto vintage. 

Si ricercano qualità, autenticità e la garanzia di un pregio che oggi non si riesce a trovare in gran parte dei capi di nuova fattura, spesso simbolo di annientamento dell’individualità e di appiattimento della personalità. 

Il desiderio di unicità viene esaudito in quanto ogni capo o oggetto vintage è unico, ha un valore che lo rende inimitabile e irripetibile. 

Il doverlo ricercare, come in una specie di caccia al tesoro, è sinonimo di originalità e sofisticatezza; attributi che, per un processo di transfert, vanno ad essere ascritte alla persona che lo indossa. 

L’esperienza stessa della ricerca diventa piacevole così come indossare l’abito; la bellezza sta nel non sapere cosa si troverà o cosa si apprenderà di nuovo. 

Anche l’amore per la nostalgia può spingerci a comprare ciò che più la rappresenta, in quanto i capi vintage diventano incarnazione tangibile di un’epoca passata.

Perché il Vintage è così affascinante?

Il Vintage è anche un comfort-style che ritorna in momenti di sbando culturale, evoluzioni velocissime, incertezze economiche, sociali.

“A livello psico-sociologico recuperare cose o abitudini del passato significa ancorarsi a qualcosa di certo, trovarsi un’identità in parte già confermata” spiega il professore Marino Bonaiuto, ordinario di Psicologia Sociale a La Sapienza Università di Roma, “in anni di veloce cambiamento […], come quelli che stiamo vivendo…”.

Scelta etica…

Un orientamento vintage può scaturire anche da un movente etico. La moda sostenibile va a sposare il principio di riduzione dell’impatto ambientale e sociale della moda.

La produzione di abbigliamento richiede infatti il dispendio di enormi risorse di acqua e di terreno (leggete qui) che potrebbero essere utilizzate in maniera più socialmente responsabile. E le condizioni lavorative dei dipendenti di questo settore sono deprecabili. 

Il fast fashion in questo senso contribuisce più degli altri a tali problemi poiché rincorre una domanda quasi malata dei consumatori di sempre nuovi prodotti e un desiderio di profitto sempre maggiore dei produttori.

Le collezioni disegnate durante l’anno sono molteplici, le mode diventano presto obsolete, gli indumenti acquistati ieri, oggi sono già fuori moda. 

Per esaudire la domanda impazzita dei consumatori, TUTTI i brand fast fashion producono quantità enormi di capi moda copiati dalle sfilate dei grandi brand, ma a prezzi di gran lunga più abbordabili.

La catena di produzione diventa più veloce ed economica, ma quella offerta ai più è una moda cheap, usa e getta, che oggi funziona e domani si cestina. Non è solo omologante e denota un appiattimento stilistico, ma diventa una sorgente di inquinamento massiva.

Anche i grandi marchi sembra stiano incoraggiando questa inversione di tendenza, dato che il malessere generato da questo nuovo sistema imposto è oramai lampante. Il rapido susseguirsi delle mode, l’impossibilità di vivere e assaporare a lungo un trend, di portarlo in passerella senza che sia stato già reso “vecchio” dalle immagini che scorrono su Instagram, e che sia stato captato e reinterpretato dal fast fashion, può aver portato gli stilisti a prendersi una pausa di riflessione. 

Non più l’innovazione a tutti i costi, la sostituzione repentina del guardaroba dunque, ma c’è la volontà di guardarci indietro e riappropriarci del nostro passato stilistico ed artigianale.

E così dietro il vintage, più che altro sembra esserci desiderio di un ritmo più lento, di materiali più preziosi, di cuciture effettuate in modo impeccabile , di abiti tagliati da sarti sapienti e non da macchine.

In un mondo di produzione di massa, di omologazione e appiattimento, di andare e venire, di caducità repentina, è dunque quasi inevitabile tornare indietro, ad epoche percepite come più sicure, più solide e ancoranti.

La mia teoria? 

Questo rinnovato gusto per il passato, per ciò che è stato, per qualcosa che viene percepito come sicuro e solido potrebbe essere dovuto alla mancanza di validi modelli di riferimento. Paradossale per un’epoca in cui gli “esempi” hanno addirittura una dicitura ad hoc, vero?

Ma per quanto Instagram&co abbiano permesso l’emergere di persone che sembrano trascinare le scelte e i gusti dei più, in realtà è come se il subconscio sociale comune, profondamente insoddisfatto, stia emergendo e si stia manifestando in vari modi. Come guardando al passato, ad esempio, quando personalità del calibro di Sofia Loren, Marylin Monroe, Frida Khalo, Paul Newman, con enormi sforzi si sono ritagliati il loro posto nel mondo. E hanno fatto la storia. 

Probabilmente guardiamo al passato perché è li che possiamo trovare modelli con cui vogliamo realmente identificarci. Quelli attuali risultano solo dei palliativi.

Guardiamo al passato, dunque, per poter costruire un futuro soddisfacente  e vibrante, dato che nel presente dominano modelli labili destinati a scomparire.

Negli ultimi due anni mi sono avvicinata molto al vintage; mi diverto ad andare a caccia di capi rari e di brand di lusso. Man mano mi sono liberata di molti capi che percepivo come scadenti e poco adatti. Di sicuro ne ha giovato la mia autostima e il mio guardaroba ora è più ricercato e particolare.

Dress: Philosophy by Alberta Ferretti.
Bivio Milano.

Un regalo vintage sarebbe perfetto per Natale: il valore aggiunto risiede nello sforzo profuso per trovare quello che sarà il pensiero perfetto per una data persona. 

Alla fine di numerosi giri (e acquisti) ecco i miei indirizzi preferiti per lo shopping vintage a Milano:

Bivio

-Humana Vintage

-CastaDiva

-Street Market Mecenate

A Perugia

Lo spazio vintage di Ilenia

Fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti! E, ovviamente, suggeritemi nuovi posti dove andare a fare scoperte preziose!

P.s. questo fine settimana torna a Milano Vinokilo. Vintage al kg al Superstudio Group, via Tortona 27. Ci sarò anche io <3

Baci,

Articoli correlati
Sexpills

Il desiderio sessuale femminile: complessità e unicità

Teenbuilding

L’abito fa il monaco? La moda tra appartenenza e differenziazione sociale

Psyclothing

Fast fashion-fast identity. La velocità che brucia l’identità

Histories

Guccio Gucci: Un'Epica Odissea Modaiola 

    Iscriviti alla newsletter!
    Non ti preoccupare, neanche a noi piace lo spam!

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *