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Il mio corpo, la mia casa

Se qualcuno venisse da te e cominciasse a criticare aspramente la tua casa o a far battute denigranti su di essa, cosa faresti? La butteresti giù, la arrederesti ex novo? Raderesti al suolo il luogo in cui vivi sol perché non incontra i gusti di una persona che li neanche ci abita?

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Credits: Pixabay

Cosa c’entra il discorso sulla casa su un blog che parla di moda, psicologia e immagine? CONTINUA A LEGGERE PER SCOPRIRLO??

LA CASA IN CUI ABITIAMO

La casa è il luogo materiale in cui abitiamo. Anche se in affitto, la rendiamo nostra arredandola secondo i nostri gusti, utilizzando le diverse stanze nel modo che ci è più comodo. 

La curiamo: pensiamo alla sua pulizia, manutenzione, la rendiamo quanto più accogliente possibile, per noi e per i nostri cari. 

La proteggiamo: chiudiamo a chiave la porta di ingresso, in modo che nessun estraneo vi entri; decidiamo chi invitare, a chi farla vedere (compito reso ancora più semplice dal Covid) e la difendiamo dagli attacchi esterni.

Se qualcuno la critica il più delle volte siamo pronti a rispondere: “devo viverci io non tu. E per me è perfetta così”. 

Non esiste una casa perfetta in assoluto; ogni casa è disegnata ed usata in funzione delle persone che la abitano e che al suo interno si sentono a proprio agio.

LA CASA OGGETTO DI INSULTI

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Credits: L’angolo dell’arte

Se dovessimo dar valore a tutte le critiche che gli altri fanno alla nostra casa, inizieremmo a vederla per quello che non è, ad odiarla perché non soddisfa i gusti di tutti e avremmo sempre piccone e martello in mano. La distruggeremmo e costruiremmo sempre daccapo, nel tentativo (fallimentare) di farla piacere a tutti. 

LA CASA IN CUI RESPIRIAMO 

C’è un’altra casa in cui viviamo ma cui non riserviamo lo stesso trattamento. IL NOSTRO CORPO.

Non siamo abituati a considerarlo come tale, ma il corpo è a tutti gli effetti una casa. Il luogo fisico che ci contiene, protegge i nostri organi, processi mentali, la persona che siamo. È quel luogo che ci permette di vivere e che, a differenza della casa in mattoni, non ci lascia mai, ovunque andiamo.

Il modo in cui trattiamo il nostro corpo-casa è però profondamente severo. 

Troppo spesso non lo riconosciamo come casa, non ci identifichiamo con esso e questo ci porta a non prendercene cura. 

Non lo accettiamo e lo trascuriamo. Ci concentriamo su come dovrebbe essere anziché su com’è, non ci impegniamo a sufficienza per curarlo, migliorarlo, per renderlo quanto più accogliente possibile per noi, ossia la persona che ci vive dentro.

Permettiamo a chiunque, anche a perfetti estranei con cui non abbiamo una interazione diretta, di criticarlo, sminuirlo, attaccarlo. Raramente lo difendiamo dagli attacchi esterni. 

È più probabile che rispondiamo agli attacchi con il silenzio, con le lacrime o accettando passivamente la critica: “si hai ragione! Dovrei ingrassare/dimagrire” o “si ho le gambe troppo grosse/le labbra troppo sottile”. 

Permettiamo costantemente agli altri di criticare la nostra casa e dirci come dovrebbe essere.

E diamo loro retta: ci armiamo (mentalmente) di martello e piccone e la distruggiamo.

Di continuo.

A livello psicologico e poi anche fisico. Senza accorgerci che distruggendo il corpo, quindi le nostra fondamenta, i muri portanti, distruggiamo anche noi.

Cerchiamo di nasconderlo anziché mostrarlo, come se ci vergognassimo del fatto che non rispecchia i gusti di tutti. 

RIELABORAZIONE DEL CONCETTO DI “CORPO”

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Mi chiedo: perché non rielaborare il modo in cui pensiamo al nostro corpo così che si avvicini il più possibile al modo in cui pensiamo e trattiamo le nostre case?

Perché non cominciare a scegliere quando e a chi dare il diritto di dare il parere su di noi e a chi no? 

Perché non cominciare a difenderlo dagli attacchi esterni, a considerarlo come il luogo che ci protegge e che dovremmo curare, custodire e difendere proprio affinché assolva per bene questa funzione? 

Perché, nel momento in cui viene attaccato, non rispondiamo: “è il mio corpo, la mia casa; devo viverci io non tu. E per me è perfetto così”.

Rielaborare il modo di pensare le cose significa guardarle e viverle da un altro punto di vista, potenzialmente più funzionale e adatto alle esigenze dell’individuo.

Cominciando a considerare il tuo corpo come la tua casa avrai un atteggiamento più clemente nei suoi confronti, comincerai a prendertene veramente cura e avrai una relazione più serena con esso.

AVEVI MAI PENSATO A QUESTO PUNTO DI VISTA?

FAMMI SAPERE IL TUO PARERE NEI COMMENTI??

❤️

LEGGI L’ARTICOLO PRECEDENTE SE NON LO HAI ANCORA FATTO??

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