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Modelli da inserire in un armadio nuovo

1 gennaio 2024.

Il primo giorno di un nuovo anno; idealmente la pagina bianca di un nuovo libro, una nuova anta dell’armadio da curare, un punto zero, l’inizio di qualcosa di diverso.

Non sono una persona cui piace dichiarare i “buoni propositi” né fare promesse di rivoluzioni drastiche di vita; d’altro canto appartengo a quell’ampio gruppo che considera settembre come l’inizio di un nuovo libro per cui, sillogisticamente, a gennaio mi trovo già al quarto capitolo.

Una cosa però mi piace fare ad inizio anno: guardare il cassetto dell’anno prima, metterlo in ordine. Osservare quello che ci ho buttato a caso, quello che ho custodito con cura; cosa vi è stato messo da altræ, cosa ho appoggiato io senza troppa consapevolezza. Guardo gli abiti che ho amato nell’anno precedente, quelli che hanno rappresentato la messa in luce di una nuova identità e mi congedo da quelli in cui non mi riconosco più. Seleziono le cose che mi sono servite nell’anno trascorso, che ormai non mi sono più utili, e quelle che ancora voglio e/o devo portare con me. Questo è il mio cassetto personale.

Ne apro anche un altro, quello collettivo, in cui si trova quello che è successo nel 2023; un po’ come il classico servizio del TG1 dell’ultimo dell’anno.

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Pic by Anastasia Shuraeva on Pexels

SOTTO LO ZUCCHERO A VELO ROSA

L’ultimo mese dell’anno l’Italia è rimasta totalmente ingolfata da una nube di zucchero a velo rosa che ha acceso i riflettori su un mondo, quello degli/delle influencer, sulla comunicazione su cui si basano i loro personaggi, sulla presa che hanno nella vita delle persone, a livello emotivo e comportamentale. E sul loro ruolo di modelli in cui specchiarsi, riconoscersi e da imitare.

Ognuno di noi al fine di crescere, di maturare ha bisogno di modelli. I primi sono i genitori e l’ambiente familiare in generale; da loro apprendiamo a “lallare”, a decifrare le emozioni, a muoverci nello spazio. Nel corso della crescita cerchiamo e troviamo nuovi modelli fuori, a scuola, nei gruppi di amici, in quelli del tempo libero. E così, in un costante moto di rispecchiamento, identificazione e individuazione (inteso come costruzione dell’identità personale) cominciamo a costruire e definire la nostra persona, nei nostri confini, nelle nostre particolarità.

Apprendiamo per imitazione e poi man mano scegliamo e costruiamo le nostre modalità di essere nel mondo, ci differenziamo. In fase di apprendimento i rischi sono: introiettare tutto quello che viene proposto passivamente, senza distinguere se per noi sia giusto o sbagliato; fondersi con il modello al punto da non distinguere più se stessæ e da perdere il proprio punto di vista critico, che porta per l’appunto a non sapere distinguere ciò che ci fa bene da ciò che ci fa male.

COME SCEGLIERE I MODELLI DA INSERIRE NELL’ARMADIO

Idealmente più si cresce più si diventa selettivi nella scelta dei modelli di riferimento; perché i primi ci vengono imposti ma quelli successivi dovremmo imparare a selezionarli minuziosamente. Funziona come per gli abiti: quando conosciamo le nostre identità e abbiamo ben presente il nostro corpo è molto più facile trovare fuori pochi e solidi esempi da cui prendere ispirazione.

Quando scegliamo le persone cui ispirarci nel costruire il nostro outfit mentale e comportamentale teniamo presenti alcuni punti:

  • la perfezione immacolata non esiste; tutte le persone hanno un lato oscuro e uno luminoso. E pur essendoci simpatiche possono risultare irritanti, irrispettose, avere alcune idee che non condividiamo. Il limite lo mettiamo noi. Ad esempio, io seguo con piacere Andrea Batilla, un critico moda. Mi piace come scrive, il modo timido e puntuale con cui si presenta, dà sempre ottimi spunti di riflessione. Quando gli scrivi però, se risponde, lo fa a monosillabi, a volte solo con una emoticon e se la pensi in modo diverso da lui risponde in maniera tagliente, che blocca ogni confronto e non ammette una messa in discussione del suo pensiero. A volte fa delle dichiarazioni, per così dire, poco o per niente empatiche. Questo non mi piace. Penso però che sia una persona culturalmente ricca, da cui è possibile attingere molto di buono e continuo a seguirlo nonostante quei suoi aspetti a me poco graditi;
  • seguire una persona non implica doversi perdere completamente in essa e accettare tutto quello che ci propone senza possibilità di scelta. Per questo bisogna sempre informarsi, studiare, non bloccarsi e dare per vero un solo punto di vista, ma esplorarne diversi. In una parola: coltivare il proprio punto critico. È quello che ci salva dalla manipolazione esterna, che ci fa muovere da posizioni rigide, attraverso cui restiamo fedeli a noi stessæ e a quello che vogliamo. Pensa quanti meno blocchi e aspetti sui cui lavorare avremmo se non avessimo ingerito passivamente alcuni moniti dei nostri genitori come “non si butta via mai niente”, “non ti devi fidare mai di nessuno”, “non desiderare troppo se no resti delusæ”. Perché continuare a fare questo errore?
  • i modelli ci devono motivare a realizzare chi vogliamo diventare, incentivandoci ogni giorno a perseverare e a nella costruzione dei singoli mattoncini necessari per migliorare giorno dopo giorno l’opera che vogliamo portare fuori, ci devono stimolare a crescere, sapere sempre di più, invogliarci a credere di poter cambiare veramente in positivo il mondo. Devono essere modelli che oltre ad apparire da esempio, lo siano anche nei fatti; che dimostrino di avere il coraggio di cercare di cambiare le cose e che non lo facciano solo per “trend”. Un esempio concreto. Indossare un bellissimo abito vintage ai Fashion Green Awards, pronunciare un discorso sull’importanza della sostenibilità e sulla responsabilità nelle scelte d’acquisto, non vale niente se quotidianamente si mostrano outfit costituiti al 90% da brand fast fashion.

Ultimo strumento discriminante per la scelta? Se ti fa dubitare di quello che vuoi e di quello che stai facendo per ottenerlo, se osservandolo rafforza sentimenti di sfiducia nei tuoi confronti e di dipendenza da lui, se ti fa percepire inutile i tuoi sforzi e i tuoi sogni, non è il modello giusto da seguire. Anche se la massa lo approva.

Rispondi a questa domanda: se più da abito virale di fast fashion che tuttæ desiderano/hanno/indossano o preferisci un vestito difficile da trovare, che in pochæ desiderano/hanno/indossano? La scelta è tua.

Appendi la prima gruccia e que te vaja bien💓

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