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Abbiamo BISOGNO di tutti questi vestiti?

Abbiamo BISOGNO solo di vestiti? 

Il termine bisogno deriva dal latino medievale bisonium, in franco bisunnia che significa «cura» ed indica mancanza di qualcosa, bisogno urgente, vivo e prepotente

Si può aver bisogno, per esempio, di mangiare oppure di bere; così come si può aver bisogno di amore, vicinanza, sostegno, supporto. Si può anche aver bisogno di qualcosa che però non si riesce a definire immediatamente. Questo, a volte, può provocare frustrazione, rabbia, attesa. Oppure si può esperire il bisogno chiaro di qualcosa, o di qualcuno, e non avere gli strumenti per soddisfarlo.

Per sentire e poi riconoscere i propri bisogni però, è necessario imparare a sentirsi, a conoscersi ed essere capaci di raggiungere i mezzi attraverso cui rispondere ad essi.

Crescendo, la maggior parte di noi disimpara a stare in contatto con se stessæ, non riuscendo, di conseguenza, ad identificare i propri bisogni, quindi a soddisfarli.

E questo il marketing lo sa bene.

fashion psychology

Di cosa abbiamo BISOGNO per il nostro bisogno?

Da secoli marketing e pubblicità pilotano le nostre menti, non solo fornendoci la chiave per definire di cosa abbiamo bisogno, ma dicendoci anche quando sentirlo e cosa fare per soddisfarlo subito. Ovviamente, qualunque sia il bisogno reale, una volta inserito il filtro marketing, diviene bisogno materiale, la cui soluzione risiede sempre nel comprare qualcosa

In questa dinamica, il consumatore ricopre una posizione passiva, in cui subisce i bisogni imposti dall’esterno e, sempre dall’esterno, riceve le istruzioni per soddisfarli. 

Il consumo, di cui lo shopping è la forma più ludica, bella ed incoraggiata, è diventata la risposta all’insorgenza di qualsiasi tipo di bisogno degli individui.

Ricorriamo all’acquisto di un paio di scarpe nuove quando ci sentiamo giù di morale; setacciamo i siti e-commerce quando insorge l’insostenibile noia; investiamo in quintali di vestiti al fine di aggiungere carattere e caratteristiche alla nostra identità.

Abbiamo BISOGNO di tutto questo comprare? 

Foto di Alexandra Maria, attraverso Pexels.com

Il 15 luglio ho ascoltato il post di Michele Ciavarella. Una riflessione su produzione, consumo uso&getta di abiti e accessori, sul ciclo accelerato di questa nostra Moda che non dà il tempo di soddisfare la voglia di un acquisto che subito ne genera un altro. 

Nel suo testo Ciavarella mette in evidenza come i cicli fast della moda non appartengano solo alle catene killer fast fashion ma anche, se non soprattutto, ai gruppi del lusso

Negli ultimi 15 anni, infatti, le collezioni dei luxury brands sono aumentate, nutrendo questa apparente e insaziabile fame di novità dei consumatori. Così si è passati da 4 collezioni l’anno a circa 7. I cicli di introduzione e saturazione dei trend sono diventati estremamente brevi e labili. In più, adesso tuttæ le persone, di ogni età e ogni disponibilità economica, desiderano partecipare a questo movimento di continuo rinnovamento

In questo scenario entrano i marchi fast fashion, che garantiscono a chiunque l’illusione di appagare il desiderio di apparire parte integrante del mutabile mondo moda, aggiornando il proprio guardaroba con capi che vanno dai 5 ai 20,99 €.

Cosa hanno fatto i nostri BISOGNI?

Per soddisfare questi apparenti bisogni (di rinnovamento, novità, partecipazione) però abbiamo spolpato il nostro pianeta

Il sovraconsumo, la sovrapproduzione, gli scarti tessili, lo sfruttamento di ogni genere di risorse (umane, lavorative, idriche, energetiche) hanno accelerato il deterioramento del pianeta, con evidenze abbastanza visibili. Quella trascorsa è stata una estate segnata da incendi, congelamenti, crolli, sconvolgimenti geografici, repentini sbalzi climatici. 

Con il mondo che non sa più cosa fare per farci capire quanto stia soffrendo, è diventata evidente la necessità di ricambiare paradigma e dirigerlo verso un consumo etico e sostenibile

La Ellen MacArthur Foundation, organizzazione impegnata nella transizione ad una economia circolare, indica gli obiettivi da raggiungere in questo senso (https://ellenmacarthurfoundation.org); numerosi documentari testimoniano l’impatto dell’industria tessile sull’ambiente e sulle vite degli esseri viventi; quotidianamente ci vengono date informazioni miranti a sviluppare “consapevolezze” che dovrebbero disincentivare il consumo fast ed incentivarne uno conscious

Tuttavia tutte queste iniziative appaiono inutili, se non si va sotto, alla base, là dove tutto comincia: i BISOGNI

Abbiamo BISOGNO di tutti questi vestiti? 

L’idea di una moda democratica, per tanti anni, forse anche troppi, è piaciuta molto, e a tuttæ. 

La possibilità di vedersi ogni giorno diversæ, di vantare di avere nell’armadio “ancora roba con il cartellino”, di fare a gara a chi avesse il maggior numero di scarpe, di fingere di essere Paris Hilton  Y2K per 15 minuti, è un gioco cui, più o meno tuttæ abbiamo partecipato. 

Il prezzo da pagare per questa “democratizzazione” della moda è stato però troppo alto. 

La responsabilità della crisi climatica è stata attribuita ai governi, alle istituzioni, ai sindaci, ai ricchi. La verità è che la responsabilità è condivisa, e appartiene a tuttæ noi.

Andare alla base vuol dire tornare in contatto con noi stessæ, cogliere i nostri reali bisogni. Questo, a volte, può significare anche imparare ad identificarli e ridefinirli. 

Così abbiamo bisogno di tutti questi vestiti se il bisogno alla base, quello che fa partire il motore, è quello di essere vistæ indistintamente, di sentirsi parte di un olografico mondo fashion-social, di assumere forma mediante i cambi d’abito, di vedersi attraverso gli occhi deglæ altræ, di avere come massima aspirazione professionale quella di diventare un “veicolo pubblicitario” umano.

NON abbiamo BISOGNO di tutti questi vestiti

Non abbiamo bisogno di tutti i questi vestiti se riusciamo a distinguere i nostri bisogni reali, per quanto ciò possa essere doloroso. Non abbiamo bisogno di comprare nuovi vestiti con cui rinnovarci, risollevarci l’umore, scappare da ciò che sentiamo veramente, se ri-apprendiamo a stare con noi stessæ, a reggere i nostri stati, a rispondere alle esigenze, mentali, emotive, fisiche, che il nostro corpo ci comunica.

Non abbiamo bisogno di tutti questi vestiti se riusciamo a vedere che a volte abbiamo bisogno di essere vistæ solo da UNA persona, o se capiamo che ciò che ci manca è la definizione della nostra identità o la conquista della nostra autonomia. 

Certo, è più facile pensare di aver bisogno di vestiti sempre nuovi e diversi, che si comprano con un click, piuttosto che entrare in contatto con i bisogni reali e scoprire, a volte, che non è affatto così semplice soddisfarli. Ne vale la pena però se pensiamo che realizzare che il senso di vuoto che sentiamo sia la spia, ad esempio, del bisogno di comprensione e non la necessità di comprare l’ennesima t-shirt in cartapecora a 7,99 € possa contribuire ad allungare la vita del pianeta. E a salvarci, in moltissimi sensi.

DI cosa abbiamo BISOGNO?

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Foto di EVG Kowalievska, attraverso Pexels.com

Abbiamo bisogno di fermarci, di ricominciare a sentirci, di tollerare i nostri momenti on e quelli off, di tollerare la noia, l’insoddisfazione, di stare in contatto con noi stessæ e con il nostro ambiente. Abbiamo bisogno di non guardare ad esso solo come un grande armadio da cui attingere tutto ciò che vogliamo a profusione fino a lasciarne solo una carcassa vuota, ma ad averne rispetto, a vivere con esso in uno scambio equilibrato e armonioso

Solo entrando in contatto con i nostri reali bisogni possiamo cambiare le nostre abitudini collettive e cominciare a recuperare questo nostro straccio Mondo.

Per realizzare tutto questo sono necessari coraggio, volontà, cazzimma e alcune tecniche che ho sperimentato su me stessa. È da 3 anni che non metto piede in un fast fashion, 4 che non cedo alla tentazione di asciugare le mie lacrime con una borsa di Prada, e non ho mai ricevuto così tanti complimenti sul mio stile!

Io non mi sentivo così integra e in armonia con me stessa da tempi immemori.

Vi dirò come ho fatto nei prossimi articoli💓

Intanto, cosa ancora potremmo fare ancora, da consumatori/trici di prodotti di abbigliamento, per limitare la crisi climatica?

Scrivi cosa ne pensi nella sezione commenti👇🏼

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