Pretty Psycho Things

Teenbuilding

La danza degli stili: come l’abbigliamento fa ballare le nostre identità

Che cos’è l’identità?

L’identità è uno dei processi più studiati in psicologia, eppure fornire una definizione univoca non è semplice. Possiamo definire l’identità come un sistema coerente ed integrato circa aspetti diversi dell’immagine di sé. L’identità è, quindi, un intricato mosaico di esperienze, culture e relazioni. Si costruisce nella vita, prevede un percorso di scoperta e ri-scoperta continua. Le radici familiari, culturali e sociali influenzano i nostri valori, credenze e tradizioni. Plasmano chi siamo, ci ricordano da dove veniamo e ci orientano in una prospettiva futura.

Pic by Liza Summer, tramite Pexels

Inclusione VS Differenziazione

Un corpo nudo davanti uno specchio ha la stessa valenza di un altro corpo. Eppure, ognuno di noi è una persona distinta, con caratteristiche che ritiene proprie e uniche. L’essere umano ha bisogno del gruppo ma allo stesso tempo di differenziarsi dallo stesso. Proprio questo afferma la teoria della distintività ottimale. Secondo tale teoria, gli esseri umani sarebbero caratterizzati da due bisogni psicologici opposti: bisogno di inclusione e di differenziazione. Man mano che aumenterà l’appartenenza a un gruppo sociale, altrettanto sarà soddisfatto il bisogno di affiliazione/inclusione ma sarà altresì attivato il bisogno di differenziarsi e sentirsi unici, speciali in qualche modo.

Cambio di outfit? Cambio di identità

Ma, quindi, come andiamo a soddisfare il nostro bisogno di differenziarci gli uni dagli altri, di sentirci unici, speciali?
Qui entra in gioco la funzione simbolica e comunicativa dell’abbigliamento. L’abbigliamento, infatti, comunica informazioni riguardo l’identità (personale o di gruppo) di una persona, valori, interessi. Facilita inoltre l’assunzione di ruoli sociali. Ognuno di noi, consciamente o meno, sceglie abiti per comunicare un messaggio agli altri o per sperimentare diversi aspetti della propria identità.

Ecco che l’abbigliamento e gli accessori divengono un modo per raccontarci, uniformarci e differenziarci oltre che per mantenere attiva una coerenza interna con l’immagine che abbiamo di noi stessi.

Una domanda per te…

Immagina una situazione in cui hai scelto con cura gli abiti e gli accessori per il primo giorno di lavoro. Sei sicuro/a della tua scelta e a tuo avviso trasmetti professionalità ma anche dinamismo. Arrivi a lavoro incontri una tua collega e le fai i complimenti per la sua nuova sciarpa. Le chiedi cosa ne pensa del tuo outfit e lei ti risponde che, a suo avviso, non è del tutto appropriato al contesto e al lavoro che andrai a svolgere.

Provi una sensazione di fastidio (oltre che pe i modi scortesi della collega). Perché?
Ne parliamo insieme nel prossimo articolo.

Raggiungi Pretty Psycho Things sul nostro canale ufficiale:

Bibliografia:

Sharron J.L., Johnson, K.K.P. & Rudd, A.N., 2017 (2017).Social Psychology of Dress. Bloomsbury, New York.

Sontag, M.S & Lee, J. (2004) Proximity of clothing to self scale. Clothing and Textiles research Journal, 22 (4), 161-177.

Voci, Processi Psicosociali nei gruppi, Editori LaTerza, 2021.

Articoli correlati
Psyclothing

Il malessere nella Moda

Editoriali

Social fashion life: I tempi che non corrono

Psyclothing

La sostenibilità emozionale e gli effetti sull’autostima

Editoriali

La noia: da Angelina Mango alla Fashion Week milanese

    Iscriviti alla newsletter!
    Non ti preoccupare, neanche a noi piace lo spam!

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *